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Mio figlio non dorme: 7 cose essenziali da osservare, quando è normale e quando vale la pena approfondire
Una guida per i genitori esausti che vogliono capire il proprio bambino, non solo sopravvivere alla notte.
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Risposta rapida
Se tuo figlio non dorme come ti aspetti, la prima domanda utile non è “come farlo dormire”, ma “cosa sta comunicando il suo sonno?”. Il sonno nei bambini piccoli è biologicamente diverso da quello degli adulti: i cicli sono più brevi, i risvegli notturni sono fisiologici nella maggior parte dei casi, e le difficoltà ad addormentarsi riflettono spesso bisogni legittimi di regolazione emotiva, vicinanza o transizione. Esistono però segnali che meritano attenzione indipendentemente dall’età. Questo articolo ti aiuta a distinguere ciò che è sviluppale da ciò che vale la pena osservare più da vicino.
Capire perché tuo figlio non dorme richiede di guardare oltre la notte: il contesto della giornata, le transizioni, le emozioni e le routine hanno un impatto diretto sulla qualità del sonno.
La notte in cui hai smesso di contare le ore
Forse è successo quando hai realizzato che non ricordavi più quante volte eri alzato. O quando ti sei addormentato sul divano alle nove di sera perché sapevi che tra poco saresti stato chiamato di nuovo. O quando qualcuno ti ha chiesto “come stai?” e hai risposto “bene”, ma intendevi “non dormo da mesi”.
Se tuo figlio non dorme, sai già cosa significa quella parola. Non è solo stanchezza. È una stanchezza che cambia il modo in cui vedi le cose, che scalfisce la pazienza, che ti fa dubitare di te come genitore.
Questa guida non è qui per dirti che “passerà”. È qui per darti gli strumenti per capire cosa sta succedendo davvero, e cosa puoi fare con quella comprensione.
Il sonno del bambino non è uguale al sonno dell’adulto
Prima di qualsiasi altra considerazione, c’è una cosa che è importante capire: il sonno di un bambino piccolo è biologicamente diverso da quello di un adulto.
Gli adulti dormono in cicli di circa 90 minuti. I bambini piccoli hanno cicli molto più brevi, tra i 45 e i 60 minuti nelle prime fasi di vita, che si allungano progressivamente nel corso dello sviluppo. Alla fine di ogni ciclo c’è un momento di risveglio parziale: negli adulti avviene quasi sempre senza che ce ne rendiamo conto. Nei bambini, soprattutto nei primi anni, questo risveglio può diventare completo, e il bambino si risveglia cercando le stesse condizioni in cui si era addormentato.
Questo significa che se tuo figlio non dorme e si sveglia ogni ora, in molti casi non è perché “qualcosa non va”: è perché il suo sistema nervoso sta ancora imparando a gestire le transizioni tra un ciclo e l’altro.
Da ricordare
I risvegli notturni non sono, di per sé, un disturbo del sonno. Sono parte dell’architettura normale del sonno infantile. Quello che cambia con l’età è la capacità del bambino di rientrare nel sonno autonomamente. Quando un figlio non dorme e si sveglia spesso, la domanda più utile è: cosa gli serve in quel momento per tornare a dormire?
Quante ore dovrebbe dormire un bambino? Le finestre fisiologiche per età
Una delle prime domande che si fanno i genitori quando il figlio non dorme è: “ma quante ore dovrebbe dormire?”. La risposta esiste, ma va letta con cautela: le indicazioni per fascia d’età rappresentano medie, non standard obbligatori.
La tabella che segue riporta le indicazioni dell’American Academy of Sleep Medicine (AASM), adottate anche dalla American Academy of Pediatrics.
| Età | Ore di sonno raccomandate (inclusi i sonnellini) | Note |
|---|---|---|
| 0–3 mesi | 14–17 ore | Distribuite in cicli brevi; nessuna aspettativa di continuità notturna |
| 4–11 mesi | 12–15 ore | Inizia a consolidarsi il sonno notturno; i risvegli rimangono comuni |
| 1–2 anni | 11–14 ore | 1–2 sonnellini diurni; risvegli notturni ancora fisiologici |
| 3–5 anni | 10–13 ore | Il sonnellino diurno tende a scomparire; il sonno notturno si consolida |
| 6–12 anni | 9–12 ore | Sonno prevalentemente notturno; alcuni bambini continuano ad avere difficoltà |
Se tuo figlio non dorme il numero di ore indicate, non significa necessariamente che ci sia un problema. Significa che vale la pena osservare come si sveglia, come funziona durante il giorno e se ci sono segnali di stanchezza cronica.

Il sonno difficile è sempre un messaggio.
La domanda non è “come farlo dormire”, ma “cosa sta cercando di dirti?”
Le 7 cause più comuni quando un figlio non dorme
Quando un figlio non dorme, non esiste una causa unica. Il sonno è influenzato da molti fattori che si intersecano: lo sviluppo neurologico, le emozioni, le routine, la salute, il temperamento, il contesto familiare. Conoscere le cause più frequenti aiuta a osservare con più precisione.
1. Le associazioni di addormentamento
È la causa più frequente quando un bambino non dorme in modo continuo. Se il bambino si addormenta sempre in un certo modo (in braccio, al seno, nel lettone, con il ciuccio), si aspetterà quelle stesse condizioni ogni volta che si sveglia tra un ciclo e l’altro. Non è un capriccio: è apprendimento.
Il bambino ha semplicemente imparato che per addormentarsi ha bisogno di quel contesto specifico. Quando si sveglia di notte e quel contesto non c’è, chiama per ripristinarlo.
2. L’ansia da separazione
Intorno agli 8–12 mesi emerge fisiologicamente l’ansia da separazione: il bambino acquisisce la comprensione della permanenza dell’oggetto (sa che le persone esistono anche quando non le vede) ma non ha ancora strumenti emotivi per gestire l’assenza. Il risultato è spesso un peggioramento del sonno proprio in un’età in cui molti genitori si aspettavano che migliorasse.
L’ansia da separazione può ripresentarsi in forme diverse anche a 18 mesi, 2 anni, e in corrispondenza di cambiamenti importanti nella vita del bambino (ingresso all’asilo, nascita di un fratello, trasloco).
3. Le regressioni del sonno
Il termine “regressione del sonno” descrive periodi in cui un bambino che dormiva bene inizia improvvisamente a non dormire più. Non è una regressione nello sviluppo: è spesso il segnale che il bambino sta acquisendo nuove competenze. Il cervello lavora intensamente durante i periodi di crescita cognitiva e motoria, e questo può interferire temporaneamente con il sonno.
Le regressioni più documentate avvengono intorno ai 4 mesi, agli 8–10 mesi, ai 12 mesi, ai 18 mesi e ai 2 anni. Non tutte i bambini le attraversano tutte, e non sempre con la stessa intensità.
4. La sovrastimolazione e il carico emotivo della giornata
Il sonno non inizia la sera. Inizia durante il giorno. Un bambino che ha vissuto una giornata emotivamente intensa (litigio con un amico all’asilo, cambiamento di routine, conflitto con un genitore, eccitazione eccessiva) porta quella tensione nel momento dell’addormentamento.
Il sistema nervoso del bambino è ancora in fase di sviluppo: non ha ancora gli strumenti per “scaricare” autonomamente l’attivazione emotiva. La sera, quando le distrazioni spariscono, quella tensione emerge.
5. L’assenza o l’incoerenza della routine serale
Il cervello del bambino si addormenta più facilmente quando riceve segnali prevedibili che annunciano la notte. Una sequenza coerente di azioni (bagno, pigiama, cena leggera, lettura, buonanotte) attiva progressivamente i meccanismi di rilassamento. Quando la routine varia ogni sera, o quando l’orario di addormentamento fluttua molto, il bambino fatica a “entrare” nel sonno.
6. Cause fisiche: dentizione, malattia, fastidi sensoriali
Non tutte le difficoltà di sonno hanno un’origine comportamentale o emotiva. La dentizione, le infezioni delle vie respiratorie, le otiti, il reflusso gastroesofageo, la dermatite atopica e altri fastidi fisici possono interrompere il sonno in modo significativo. In questi casi il bambino spesso piange con un tono diverso, mostra altri segnali di malessere durante il giorno, o il disturbo del sonno compare improvvisamente dopo un periodo di regolarità.
7. Il temperamento e le caratteristiche individuali
Alcuni bambini sono semplicemente più sensibili alla separazione, più reattivi agli stimoli, più lenti nella transizione dal sonno alla veglia. Queste sono caratteristiche individuali, non errori educativi. Un bambino con un temperamento più intenso avrà probabilmente più bisogno di supporto nelle transizioni rispetto a un bambino con una soglia di attivazione più bassa.
Domanda da porti
Quando dici “mio figlio non dorme”, stai descrivendo una difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte, o entrambe le cose? Distinguere questi due pattern aiuta a identificare la causa più probabile e a capire cosa osservare.
Cosa osservare concretamente quando tuo figlio non dorme
Prima di cercare soluzioni, vale la pena raccogliere informazioni. Il sonno di un bambino non si valuta solo dalla notte: si legge nell’arco dell’intera giornata, nelle transizioni, nei risvegli, nel comportamento diurno.
Sul momento dell’addormentamento
- Tuo figlio non dorme autonomamente o ha bisogno di condizioni specifiche ogni volta (braccio, seno, ciuccio, movimento, presenza di un adulto)?
- Il momento dell’addormentamento dura più di 30-40 minuti?
- Mostra segnali di stanchezza ma resiste attivamente al sonno?
- L’addormentamento è più difficile in alcuni giorni rispetto ad altri? Cosa è successo in quei giorni?
Sui risvegli notturni
- Quante volte si sveglia mediamente per notte?
- Si sveglia sempre agli stessi orari (potrebbe indicare un pattern ciclico) o in modo imprevedibile?
- Cosa lo aiuta a tornare a dormire? Quanto tempo ci vuole?
- Quando si sveglia sembra spaventato, disorientato o semplicemente cerca contatto?
- Ci sono stati cambiamenti recenti nella sua vita (asilo, nascita di un fratello, trasloco, malattia)?
Sul comportamento durante il giorno
- Durante il giorno tuo figlio appare riposato o mostra segnali di stanchezza cronica (irritabilità, difficoltà di concentrazione, cadute emotive più frequenti)?
- Fa ancora sonnellini diurni? Sono proporzionati alla sua età?
- Come si comporta nella prima parte della giornata rispetto alla sera?

Le 7 cose da osservare
- Mio figlio non dorme ma durante il giorno funziona bene (non mostra stanchezza cronica)
- Mio figlio non dorme ma si addormenta con condizioni specifiche (braccio, seno, ciuccio, movimento)
- Mio figlio non dorme ma i risvegli migliorano quando cambio qualcosa nella routine serale
- Mio figlio non dorme ma il problema è comparso dopo un cambiamento nella sua vita
- Mio figlio non dorme ma non mostra altri segnali di malessere fisico (febbre, dolore, irritazione)
- Mio figlio non dorme ma nei fine settimana o in vacanza il pattern cambia
- Mio figlio non dorme da quando ha iniziato a sviluppare una nuova competenza (camminare, parlare, salire le scale)
Cosa osservare
Tenere un diario del sonno per 5–7 giorni può rivelare pattern che di notte si faticano a vedere. Annota l’orario di addormentamento, il numero di risvegli, cosa ha aiutato il rientro nel sonno, e come si è svegliato il bambino la mattina. Questo strumento semplice può diventare molto utile anche se decidi di parlarne con un professionista.
I segnali che meritano attenzione, a qualsiasi età
Non tutte le difficoltà di sonno sono uguali. Esistono situazioni in cui il sonno difficile è sviluppale e transeunte, e situazioni in cui è il segnale di qualcosa che merita un approfondimento. Questi segnali non indicano automaticamente la presenza di un disturbo: indicano che può essere utile uno sguardo più preciso.
- Russamento frequente o respiro rumoroso durante il sonno: può essere correlato a problemi delle vie aeree superiori (adenoidi, tonsille) che interferiscono con la qualità del sonno
- Apnee osservabili: momenti in cui il bambino sembra smettere di respirare per alcuni secondi durante il sonno meritano sempre una valutazione pediatrica
- Terrori notturni ricorrenti e intensi: diversi dagli incubi, i terrori notturni avvengono nelle prime ore di sonno, il bambino urla con gli occhi aperti ma non è sveglio e non risponde. Episodi molto frequenti e intensi meritano un approfondimento
- Stanchezza diurna marcata e persistente: se tuo figlio non dorme a sufficienza e durante il giorno mostra difficoltà significative di attenzione, irritabilità cronica o ipersonnia (si addormenta in momenti inusuali), vale la pena parlarne con il pediatra
- Difficoltà del sonno associate ad altri segnali di sviluppo: se il sonno difficile si accompagna a regressioni in altre aree (linguaggio, comportamento, autonomie), l’insieme merita una lettura globale
- Nessun miglioramento dopo modifiche coerenti della routine: se hai introdotto cambiamenti strutturati nella routine serale per alcune settimane e la situazione non cambia, può essere utile confrontarsi con un professionista dello sviluppo
Errore comune
Confrontare il sonno di tuo figlio con quello di altri bambini della stessa età (“il figlio di mia sorella ha dormito tutta la notte a 4 mesi”) non fornisce informazioni utili. La variabilità individuale nel sonno infantile è ampia. Quello che conta non è il confronto con gli altri, ma la lettura del tuo bambino specifico: come funziona di giorno, come si sveglia, cosa lo aiuta a regolarsi.
Cosa può aiutare nel quotidiano (e cosa è meglio evitare)
Non esiste una soluzione universale quando un figlio non dorme. Esistono però alcune pratiche che la ricerca considera coerenti con il funzionamento del sonno infantile, e alcune che tendono a rendere la situazione più difficile.
Cosa può aiutare
- Costruire una routine serale coerente: una sequenza prevedibile di 20–30 minuti (bagno, pigiama, momento tranquillo, storia, buonanotte) segnala al sistema nervoso del bambino che il sonno sta arrivando. La prevedibilità è rassicurante, non rigida.
- Rispettare la finestra di sonno: ogni bambino ha una finestra ottimale di addormentamento. Se il bambino va a letto troppo tardi o troppo presto rispetto ai suoi ritmi biologici, l’addormentamento diventa più difficile. I segnali di sonnolenza (sfregamento degli occhi, sbadigli, calo dell’attività, sguardo fisso) precedono la finestra di sonno: quando compaiono, è il momento giusto.
- Ridurre la stimolazione nelle ore prima di dormire: schermi, giochi molto attivi, ambienti rumorosi nelle ultime 1–2 ore prima di dormire aumentano l’attivazione del sistema nervoso e rendono più difficile la transizione al sonno.
- Creare un ambiente favorevole: buio o penombra, temperatura fresca (intorno ai 18–20°C), rumore bianco o silenzio sono condizioni che favoriscono il sonno infantile secondo le evidenze disponibili.
- Rispondere con coerenza: le risposte imprevedibili ai risvegli notturni (a volte il bambino viene preso in braccio subito, a volte lasciato piangere a lungo) generano più ansia, non meno. Qualunque approccio si scelga, la coerenza è più importante del metodo specifico.
Cosa è meglio evitare
- Cambiare approccio ogni notte: la variabilità aumenta l’incertezza del bambino e rallenta qualsiasi processo di adattamento
- Anticipare i bisogni prima che il bambino li esprima: intervenire al primo suono, prima ancora che il bambino si svegli completamente, può interrompere un risveglio che si sarebbe risolto autonomamente
- Utilizzare schermi come strumento di addormentamento: la luce blu degli schermi inibisce la produzione di melatonina e l’attivazione cognitiva associata ai contenuti video rende più difficile la transizione al sonno
- Applicare metodi letti online senza adattarli al proprio bambino: ogni bambino è diverso. Un approccio che ha funzionato per il figlio di qualcun altro può non funzionare per il tuo, e non perché tu abbia sbagliato qualcosa
Da ricordare
Non esiste un metodo “giusto” per insegnare a dormire. Esiste il metodo che è coerente con il temperamento del tuo bambino, con le sue caratteristiche di sviluppo, con le esigenze della tua famiglia e con i valori educativi in cui credi. La coerenza nell’applicazione conta più del metodo scelto.
3 miti sul sonno dei bambini che fanno più danno che bene
Intorno al sonno infantile circolano molte convinzioni che sembrano di buon senso ma che, alla luce delle evidenze, non reggono. Riconoscerle aiuta a smettere di colpevolizzarsi.
“Se stanca abbastanza durante il giorno, la notte dormirà”
In realtà, un bambino sovrastanco produce più cortisolo (l’ormone dello stress), che rende più difficile l’addormentamento, non più facile. Un bambino esausto piange di più, si agita di più e si addormenta con più fatica rispetto a un bambino che ha rispettato i propri ritmi di sonno durante il giorno.
“Se lo prendo in braccio ogni volta che piange, lo vizio”
La ricerca sullo sviluppo infantile non sostiene l’idea che rispondere ai bisogni di conforto di un bambino piccolo produca dipendenza o “vizio”. I bambini sviluppano autonomia quando si sentono sicuri, non quando vengono lasciati a gestire il disagio da soli. Questo non significa che il bambino debba essere tenuto in braccio tutta la notte per sempre: significa che costruire fiducia è la base da cui nasce l’autonomia.
“A quest’età dovrebbe già dormire tutta la notte”
L'”età” in cui i bambini dormono tutta la notte varia enormemente. Molti bambini di 2, 3 e persino 4 anni continuano ad avere risvegli notturni. Questo non è un fallimento educativo: è variabilità biologica e individuale. L’aspettativa che a una certa età il problema “si risolva da solo” è spesso fonte di ansia e senso di colpa, non di soluzioni.

Quando chiedere aiuto
Non esiste un momento sbagliato per chiedere supporto quando si è esausti. Ma esistono situazioni in cui chiedere aiuto non è solo comprensibile: è la cosa più utile che puoi fare per tuo figlio e per te.
- Se sono presenti uno o più segnali fisici che meritano una valutazione medica (russamento, apnee, sintomi di malessere)
- Se il tuo figlio non dorme da molti mesi e la stanchezza sta compromettendo la tua capacità di funzionare
- Se hai provato approcci diversi senza risultati stabili
- Se hai il dubbio che il sonno difficile sia legato a qualcosa di più ampio nel funzionamento del tuo bambino
- Se senti che la situazione sta mettendo a dura prova la tua salute psicologica
Da ricordare
Chiedere supporto non significa ammettere di aver sbagliato qualcosa. Significa avere uno sguardo esterno su una situazione che dall’interno è difficile da leggere con chiarezza, specialmente quando si è esausti.
In Italia i riferimenti principali per i disturbi del sonno infantile sono il pediatra (primo interlocutore), il neuropsichiatra infantile (per valutazioni più ampie dello sviluppo), e in alcuni casi il somnologist o uno specialista del sonno in età evolutiva. Se il dubbio è più legato alle dinamiche relazionali e alle difficoltà quotidiane, un professionista dello sviluppo infantile può offrire una lettura globale del bambino che va oltre il sintomo del sonno.
Il sonno non è un problema da risolvere. È una finestra da cui osservare
Il sonno difficile di tuo figlio ti sta esaurendo. Questo è reale, e non va minimizzato. Ma il sonno di un bambino è anche uno dei luoghi in cui si leggono con più chiarezza i bisogni profondi: il bisogno di vicinanza, di regolazione, di sicurezza, di transizione.
Quando un figlio non dorme non c’è quasi mai una risposta semplice. C’è una combinazione di fattori: il suo temperamento, la fase di sviluppo in cui si trova, le abitudini costruite nel tempo, il contesto emotivo della sua giornata, e anche il modo in cui tu come genitore stai reggendo la fatica.
Il tuo compito non è “risolvere il sonno”. È capire abbastanza bene il tuo bambino specifico da poterlo accompagnare nel modo più adatto a lui. E quando senti che non riesci a vederci chiaro da solo, chiedere uno sguardo esterno è la cosa più intelligente che puoi fare.
Passo successivo
Hai ancora dubbi sul sonno di tuo figlio?
Il sonno difficile raramente si legge bene da dentro la stanchezza. Il Profilo Unico è pensato per offrire uno sguardo chiaro e specifico sul tuo bambino: cosa già funziona, cosa potrebbe aiutarlo a regolarsi meglio, e come accompagnarlo in modo coerente con il suo temperamento e la sua fase di sviluppo.
Domande frequenti
A quanti anni i bambini dormono tutta la notte?
Non esiste un’età universale. Molti bambini continuano ad avere risvegli notturni fino ai 3–4 anni, e alcuni oltre. La variabilità è ampia e influenzata da temperamento, routine, fase di sviluppo e contesto familiare. L’assenza di risvegli non è l’unico indicatore di un sonno sano: conta anche la qualità del sonno, la presenza di risvegli riposanti e il funzionamento durante il giorno.
Mio figlio non dorme e si sveglia ogni ora: è normale?
Nei primi mesi di vita è fisiologico. I cicli di sonno dei bambini piccoli durano circa 45–60 minuti e al termine di ogni ciclo può avvenire un risveglio parziale o completo. Nei bambini più grandi (oltre i 18 mesi) risvegli molto frequenti che impediscono un riposo sufficiente meritano un’osservazione più attenta, soprattutto se accompagnati da stanchezza diurna marcata o altri segnali.
Cos’è una regressione del sonno?
Una regressione del sonno è un periodo in cui un bambino che dormiva bene inizia improvvisamente a non dormire più. Avviene spesso in corrispondenza di acquisizioni evolutive importanti (imparare a camminare, le prime parole, i salti cognitivi) perché il cervello è più attivo e impegnato nella consolidazione di nuove competenze. Le regressioni più documentate avvengono intorno ai 4 mesi, 8–10 mesi, 12 mesi, 18 mesi e 2 anni. Sono temporanee nella maggior parte dei casi.
Mio figlio non dorme se non è in braccio: cosa posso fare?
Il bambino si addormenta in braccio perché ha imparato che quella è la condizione del sonno. Quando si sveglia tra un ciclo e l’altro, cerca quelle stesse condizioni per tornare a dormire. Modificare questa associazione richiede tempo e un approccio graduale: non esiste un metodo unico che funzioni per tutti. La chiave è la coerenza nella risposta e la gradualità nel cambiamento, tenendo conto del temperamento del bambino e della situazione familiare.
Il metodo “lasciar piangere” funziona davvero?
Alcune ricerche mostrano che metodi basati sull’estinzione graduata (le varianti del cosiddetto “lasciar piangere”) possono ridurre i risvegli notturni in alcuni bambini, senza evidenza di danni a lungo termine sulla sicurezza dell’attaccamento. Tuttavia, questi metodi non sono appropriati per tutti i bambini, non funzionano allo stesso modo per tutti i temperamenti, e possono essere difficili da applicare con coerenza. La decisione va presa valutando l’età del bambino, il suo profilo individuale e il contesto familiare — preferibilmente con il supporto di un professionista.
Mio figlio non dorme bene: quando andare dal pediatra?
Vale la pena parlare con il pediatra quando: sono presenti russamento frequente o apnee osservabili; il bambino mostra stanchezza diurna significativa; il sonno difficile è accompagnato da altri segnali di malessere fisico; i problemi di sonno persistono nonostante cambiamenti coerenti nella routine; o quando come genitore senti che la situazione sta compromettendo il tuo benessere in modo significativo.
I sonnellini diurni influenzano il sonno notturno?
Sì, ma non sempre nel senso che si pensa. Eliminating i sonnellini troppo presto (prima dei 3 anni) non migliora automaticamente il sonno notturno e può portare a un bambino sovrastanco che si addormenta con più difficoltà. I sonnellini diurni hanno una funzione nel ciclo del sonno complessivo del bambino. Quello che può incidere sul sonno notturno è un sonnellino troppo tardivo (oltre le 16.00 nei bambini piccoli) o troppo lungo rispetto all’età.
Mio figlio ha i terrori notturni: devo preoccuparmi?
I terrori notturni sono diversi dagli incubi: avvengono nelle prime ore di sonno (non verso mattina), il bambino urla o si agita con gli occhi aperti ma non è sveglio e non risponde al conforto. Sono più comuni tra i 3 e i 6 anni e nella maggioranza dei casi si risolvono spontaneamente. Episodi molto frequenti, intensi o che si prolungano oltre i 10–15 minuti meritano una valutazione. Non svegliare il bambino durante un terrore notturno: nella maggioranza dei casi si interrompe da solo e il bambino non ne ha memoria al mattino.
Fonti scientifiche
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- Price AMH, Wake M, Ukoumunne OC, Hiscock H (2012). Five-year follow-up of harms and benefits of behavioral infant sleep intervention: randomized trial. Pediatrics, 130(4), 643-651. DOI: 10.1542/peds.2011-3467
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